Un gruppo di giovani musicisti si unisce e decide di riproporre le canzoni di un grande della canzone italiana... tale Carosone. E chi non lo conosce? È famoso in tutto il mondo. Artista prolifico che ha saputo inanellare un successo dietro l’altro, ma riproporre queste chicche senza infastidire chi conoscendo l’originale non gridi allo scandalo è difficile. L’umiltà e la coerenza musicale di questi quattro musicisti mi ha subito conquistato lasciandomi incollato alla sedia ad ascoltarli. Il gruppo è composto da batteria, basso, tromba, pianoforte e voce. È quindi assolutamente essenziale, e non si sente la mancanza della chitarra che pure con Carosone aveva un discreto rilievo. Essere cosi pochi non permette imprecisioni o sbavature per qualsiasi elemento poiché si è costantemente “scoperti”. L’originalità nell’approccio di ogni brano mette in risalto una conoscenza musicale non indifferente che, non tradendo mai l’opera iniziale, dà vita ad una “composizione laterale” che accoppiandosi all’originale ne accentua i pregi senza essere mai invadente. Quello che personalmente mi ha colpito sono infatti gli arrangiamenti, tutti, dalla prima all’ultima nota. Quante volte ci capita di sentire “rivisitazioni” dove la melodia è stravolta, squadrata e gli accordi sono cambiati senza un disegno equilibrato né senso logico. Con i Nerocaffè questo non accade perché ogni nota è messa al posto giusto, e pur nella sua diversità ci fa ricordare l’originale senza farcelo rimpiangere. Non so se questo li aiuterà, ma io sono un loro grande fan.

Gianni Mazza


C’è chi le cose le vede sempre dallo stesso punto di vista e quindi continua a vederle e a farle vedere sempre allo stesso modo. C’è invece chi prova a guardarle e a farle guardare secondo una diversa visuale e così, usando magari un tipo di prospettiva che si discosti un poco dalla solita, riesce a rinnovarne l’immagine e ad esaltarne aspetti che normalmente passerebbero inosservati, come invece purtroppo accade quando l’abitudine smorza la curiosità e appanna lo spirito di osservazione.     Capita allora di sentirsi come un po’ assonnati e così, quando le idee si impigriscono, non resta altro da fare che bere un caffè, caldo nero e forte, che rinfranchi lo spirito e riesca a stuzzicare la fantasia fino a metterci in condizione di riconsiderare in maniera totalmente nuova una idea di qualche tipo, magari anche in modo sorridente e spiritoso, pur senza dover necessariamente arrivare a produrre una caricatura del concetto dal quale si è partiti. Quando poi il Nerocaffè è, fuor di metafora, un’orchestra “ristretta” all’essenziale, ma ben “miscelata” e “tosta”, ecco come il sapore di canzoni il ricordo delle quali è impresso nella nostra memoria proprio come il profumo del caffè appena fatto, possa riuscire a rinnovarsi pur mantenendone inalterato il gusto originale e permettendoci di apprezzare quelle stesse canzoni come se le ascoltassimo per la prima volta. Assistendo ad uno spettacolo di questo quartetto musicale agile e pieno d’estro, viene quasi da immaginare gli autori di ‘A Sonnambula, Luna Rossa, Malafemmena, Tamurriata Nera e di tanti altri capolavori della canzone napoletana sorridere compiaciuti e positivamente sorpresi, mentre i componenti di Nerocaffè mettono in opera arrangiamenti nei quali gli usuali ruoli dei singoli strumenti vengono spesso scambiati e riassegnati e nei quali citazioni musicali di ogni genere danno luogo ad una rilettura giocosa e comunque mai forzata né tanto meno irriverente di canzoni che, a causa del loro valore artistico, son tutte molto ben impresse nella memoria di più di una generazione di ascoltatori, italiani e non solo. Rivestite da questo nuovo abito musicale, così ridisegnato ed ristrutturato, le melodie vengono comunque riproposte nella loro forma originale, offrendo in tal modo al pubblico presente in sala l’opportunità di divertirsi ad apprezzarne la bellezza quasi come se si trattasse di un primo ascolto. Tutto questo grazie all’effetto corroborante di questo “Nerocaffè” dalla miscela davvero speciale, fatta di perizia esecutiva, fantasiosa inventiva e soprattutto di amore e rispetto per un repertorio che riesce a dimostrarsi ancor oggi valido ed attuale, sia certamente grazie al proprio intrinseco valore che grazie all’intelligente e garbata rilettura che di esso fa questa piccola grande orchestra .

M° Fernando Fera